Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Befana

Perché si chiama Befana?

Iniziamo dal suo nome. L’etimologia della parola Befana deriva direttamente dal termine greco “epifàneia”, che significa “apparizione” e da cui deriva il nome ufficiale di questa festa, Epifania appunto, usato fin dagli antichi Greci per descrivere l’apparizione di una divinità. Nel mondo cristiano, ovviamente, il riferimento è a Gesù.

Quali sono le origini di questa festa?

Anche se siamo abituati ad associare la festa della Befana alle tradizioni cristiane legate alla Natività del Signore, in realtà le origini di questa celebrazione risalgono a diversi secoli prima di Cristo. Gli antichi Romani fecero proprie tradizioni diverse relative ai cicli stagionali e all’agricoltura, secondo cui nei giorni successivi al solstizio invernale delle figure femminili volavano sui campi per propiziarne la fertilità e quindi per favorire abbondanti raccolti nell’anno nuovo. Secondo le tradizioni celtiche diffuse anticamente in Nord Europa, questa figura era identificata con una sorta di “strega buona” chiamata Perchta, Frigg o Bertha. Per i Romani, invece, a volare sui campi era la dea Diana, o divinità minori come Abbondanza e Sazietà.

Perché si festeggia il 6 gennaio?

Quando i Romani acquisirono questi riti, li associarono al calendario romano, il primo legato ai cicli del sole oltre a quelli della luna, e per questo composto di dodici mesi. E così la leggenda assunse connotati anche numericamente simbolici: le notti in cui le suddette divinità propiziavano la fertilità dei campi divennero infatti dodici, lo stesso numero dei mesi ma anche dei giorni che passavano tra il solstizio invernale e l’antica ricorrenza del Sol Invictus. Con l’avvento del Cristianesimo, e soprattutto con l’istituzione del Natale nel giorno del 25 dicembre, si mantenne il numero 12 corrispondente appunto ai giorni tra Natale e l’Epifania.

Cosa c’entra la Befana con i Re Magi?

È proprio nel passaggio dal paganesimo al Cristianesimo che si forma una leggenda che lega la figura della Befana ai Re Magi, che in base alla tradizione cristiana arrivarono nella stalla di Betlemme per far visita a Gesù Bambino proprio il 6 gennaio. Secondo una versione medievale e cristianizzata della leggenda legata alla Befana, dunque, ci fu un incontro tra i Re Magi, in viaggio verso Betlemme, e la Befana: i Magi chiesero informazioni a un’anziana donna incontrata per strada, invitandola ad andare con loro per portare doni al Salvatore. La donna rifiutò, ma poco dopo se ne pentì, e allora preparò un sacco colmo di doni e si mise a cercare i Re Magi. Non trovandoli, decise di bussare a tutte le porte per consegnare i regali ai bambini delle famiglie della zona.

Ma la Befana è la moglie di Babbo Natale?

Decisamente più moderna è invece la leggenda secondo cui la Befana sarebbe la moglie – o la sorella in altre versioni – di Babbo Natale. Sebbene alcuni identifichino la Befana con Santa Lucia, che in alcune regioni d’Italia è ancora considerata la figura che porta i doni ai bambini prima di Babbo Natale, questo legame affettivo tra Babbo e Befana deriva soprattutto da cartoni animati e film per bambini secondo cui Babbo Natale vivrebbe al Polo Nord e la moglie – o sorella – al Polo Sud.

Perché va in giro con le scarpe rotte e la scopa?

Fin dalle antiche leggende pagane, questo personaggio veniva raffigurato come un’anziana con capelli spettinati, naso adunco e vestita di stracci, che vola su una scopa. Un’iconografia giunta fino ai giorni nostri, come insegna la filastrocca “La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte”. Tutti questi particolari connotano un personaggio che ricorda un po’ le streghe delle fiabe, ma in una versione buona per quanto un po’ scorbutica. Infatti, la figura di una anziana scompigliata è funzionale con il suo antico ruolo, in cui simboleggiava l’anno vecchio che volgeva al termine portando fortuna per l’anno nuovo a cavallo di una scopa, simbolo di pulizia e rinnovamento. Sebbene abbia le scarpe rotte, tuttavia, l’uso delle calze da appendere in casa affinché vengano riempite di dolci non ha a che fare con il suo “look” trasandato, ma rimanda all’utilizzo di piccoli sacchi di iuta che, appesi per essere riempiti di regali, sembravano appunto delle spesse calze.

Perché porta dolci ai bambini buoni e carbone a quelli meno buoni?

Bisogna sapere che l’accostamento tra Epifania e dolci per i bimbi è tipicamente italiano. Basti pensare che ad esempio in Spagna i dolci si ricevono a Natale, mentre i giocattoli e gli altri regali arrivano il 6 gennaio con i Re Magi. Più in generale, i dolci sono stati per secoli l’unico regalo possibile per i bambini, prima che si affermasse la moderna industria dei giocattoli: ancora fino a non molti decenni fa, d’altronde, i giocattoli erano estremamente rari nella vita dei bambini, che per divertirsi si accontentavano di quello che trovavano. Ma la Befana, come il “marito” Babbo Natale, è un personaggio che conosce molto bene la meritocrazia. E infatti i dolci riempiono le calze solo dei bambini buoni, mentre chi si è comportato male nell’anno appena passato troverà solo dei pezzi di carbone, simbolo rituale dei falò. O, secondo una tradizione meno diffusa e più odorosa, degli spicchi d’aglio.

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